Ciao ragazzi!!

Oggi ospito sul mio blog un articolo scritto non da me ma da Nicolò Cavallaro, che è una delle persone che mi seguono e apprezzano il mio lavoro fotografico 🙂

Se avete visto il 12° video della guida italiana per lampisti avrete notato che ad un certo punto faccio riferimento ai cosiddetti sandbag, ovvero dei sacchi di sabbia utili per tenere fermo il treppiede con i flash quando si opera in esterno. Ho sempre avuto idea di realizzarne uno DIY (Do It by Yourself, ovvero fattelo da solo), ma per le solite questioni di mancanza di tempo non ce l’ho mai fatta. Tuttavia Nicolò ha trovato il tempo di realizzarlo e ha gentilmente scritto un articolo, che io vi copio paro paro. Appena avrò tempo seguirò le sue preziose linee guida per realizzarne uno anche io! 🙂 Vi lascio alla lettura dell’articolo! Alla prossima!

Il sandbag DIY

Con questa semplice guida “Fai da te”, desidero illustrarvi come creare una Sand Bag in economia.

Per chi non lo sapesse la Sand Bag non è altro che una borsa utilizzata per zavorrare gli stativi quando si fanno sessioni fotografiche in esterni. Chi fotografa spesso fuori dalle mura di uno studio attrezzato e usa la tecnica Strobist, avrà sicuramente sperimentato quanto pericoloso sia il vento per la nostra attrezzatura. Non è bello vedere decollare lo stativo con l’ombrello e il nostro amato Nikon SB-910 o Canon 580 EX II… Però è proprio quello che può succedere se non si ha l’accortezza di tenere fermo in qualche modo lo stativo esposto alle immancabili, improvvise ed infide folate di vento.

Tra l’altro, come molti fotoamatori sanno, quasi mai si dispone di un amico/servo da poter ‘sottomettere’ durante le nostre sessioni fotografiche. Ecco che una Sand Bag quanto meno ci consente di rimanere più tranquilli.

Fatta questa piccola premessa, vi dico subito che esistono svariati metodi per creare una Sand Bag, alcuni più raffinati e professionali, altri più caserecci. L’importante è che il nostro lavoro produca il risultato sperato e cioè di stabilizzare efficacemente lo stativo.

Mi sono voluto discostare dal metodo ‘classico’ che prevede la realizzazione di una Sand Bag con forma ‘a sella di cavallo’ per una serie di motivi:

  • presuppone in genere una lavorazione più laboriosa, perché bisogna usare la macchina da cucire (non tutti hanno la nonna a disposizione); inoltre il risultato finale, sicuramente molto professionale e gradevole, non consente però di variare il peso all’occorrenza, perché i sacchi di sabbia sono cuciti all’interno (a meno che non si facciano delle tasche aperte).
  • la ‘classica’ Sand Bag, che è quella che si vede di solito usare dalla maggior parte dei fotografi, presuppone l’utilizzo di stativi che alla base possiedano elementi orizzontali su cui posizionare la borsa (a mo’ di sella per cavalli appunto). Chi, come il sottoscritto, possiede ad esempio uno stativo Manfrotto Nano Black Stand 5001B (http://www.manfrotto.it/nano-black-stand) difficilmente potrà utilizzare la Sand Bag standard, perché se si provasse a metterla in una delle 3 gambe, scivolerebbe inesorabilmente a terra. Anche allargando le gambe a 90° non si otterrebbe un effetto così incisivo sulla tenuta generale dello stativo.

Per questi motivi ho ‘sperimentato’ una versione della Sand Bag che devo dire funziona bene. Anche esteticamente non è affatto sgradevole.
Inoltre, un vantaggio di questa impostazione è quello di far cadere il peso esattamente sul baricentro dello stativo, consentendo un bilanciamento ideale della stabilizzazione perché non focalizzato solo su un lato/gamba.

Veniamo alla sua realizzazione… In linea teorica la si potrebbe costruire anche a costo zero. Dipende se si dispone già di alcuni degli elementi costitutivi e cioè:

  • alcuni sacchetti di plastica, quelli che si usano per metterci gli alimenti da congelare nel freezer (consiglio 2 sacchetti per zavorra, per rendere più robusto il tutto);
  • nastro adesivo da imballaggio (trasparente, marrone, grigio…non fa differenza. Più è forte, meglio è);
  • elastico per portapacchi delle bici (quelli estremamente resistenti e forti che alle due estremità hanno quella specie di uncini);
  • una sacca che conterrà le zavorre.

Riguardo la sacca bisogna fare alcuni chiarimenti.

  1. Deve essere delle dimensioni giuste. Io l’ho acquistata da Decathlon (questo il modello: http://www.decathlon.it/gymbag-6l-id_8167664.html) ed è da 10 litri di capienza. Una leggermente più piccola, se la si trova, potrebbe andare ugualmente bene. Per chi non rinuncia alla ‘professionalità’ la compri di colore nero ;p
  2. Deve avere una forma a sacco una volta riempita.
  3. Possibilmente deve essere parzialmente impermeabile. Non dico a tenuta stagna, ma almeno quattro schizzi di pioggia/salsedine/ecc. li deve sopportare senza inzupparsi. Quindi che sia di nylon esternamente e che abbia l’interno rivestito.
  4. Deve fornire un punto di aggancio ben solido. Intendo il punto in cui gli uncini dell’elastico andranno ad inserirsi per trattenere la borsa allo stativo.

Altra considerazione: che materiale usare per riempire la Sand Bag?

Se ne sentono di tutti i colori… Io personalmente ho preferito mantenermi sul classico e cioè SABBIA. Sconsiglio il riso (come si suggerisce spesso in alcuni forum), perchè se dovesse prendere umidità potrebbe puzzare come una carogna morta dentro la vostra Sand Bag ;D Si potrebbero usare dei ciottoli, ma la sabbia la ritengo più duttile e gestibile per lo scopo.

Passiamo alla semplicissima realizzazione.

  • Per chi ha il mare vicino sarà estremamente facile andare in spiaggia e prelevare 7 kg di sabbia (asciutta).
  • Tornate a casa e piazzate 3,5 kg di sabbia dentro un sacchettino per freezer. Consiglio di inserire il sacchettino dentro un altro sacchettino per rendere più solido il pacco.
  • Una volta riempito, levate l’aria al suo interno facendo un po’ di pressione sul sacco e contemporaneamente fermate l’apertura con uno di quei gancetti con l’anima di fil di ferro che si usano per chiudere le confezioni. Tagliare l’eccedenza.
  • Adesso prendete il vostro bel nastro da imballaggio e ricoprite il tutto fino ad ottenere un bel blocchetto
    Io, per scrupolo eccessivo, ho messo il panetto dentro un altro sacchettino che ho poi chiuso con un pezzetto di nastro adesivo. Quest’ultimo passaggio è facoltativo.
  • Non resta che rifare la medesima procedura per creare un altro panetto di 3,5 kg.
  • In pratica abbiamo finito.
    Partendo dal presupposto che abbiate preso la mia stessa sacca, procedete nel modo seguente: inserite i panetti nella sacca (io li ho posizionati in verticale), stringete con forza le corde che faranno chiudere l’apertura della borsa. Prendete le due corde laterali della borsa, annodatele e riannodatele un’altra volta in modo da creare un ‘occhiello’ su cui si agganceranno gli uncini dell’elastico. Ora prendete l’elastico portapacchi, piegatelo in due e cominciate ad annodarlo. Io ho fatto un solo nodo, ma con 3 passaggi in modo da accorciarlo sensibilmente (dovete considerare che l’elastico si allungherà una volta che verrà attaccata la borsa di 7 kg di peso).
    NB: quando si aggancerà la Sand Bag consiglio di usare tutti e due gli uncini perché opporranno maggiore resistenza al peso della sacca.
    L’accortezza che bisogna avere è quella di posizionare alla giusta altezza l’elastico che tratterrà la sacca, in modo da fare arrivare la Sand Bag fin quasi a strofinare il pavimento. Dipende dallo stativo che si usa, comunque basta posizionare l’elastico su uno degli snodi più bassi dello stativo. In pratica lo snodo dello stativo fornisce l’appoggio e il sostegno all’elastico e quindi alla borsa.

Dalle prove da me effettuate, direi che 7 kg rappresentano il peso massimo. A meno di non avere stativi enormi su cui montate una attrezzatura pesante (ma in quel caso opterete sicuramnete per uno stativo a Giraffa), consiglio di non andare oltre, anzi…per carichi standard (flash ‘cobra’ + softbox / beauty dish / ombrello), si può provare a usare 5 kg. Comunque sia, fate alcune prove e decidete voi stessi qual’è il carico giusto; la cosa pratica di questa Sand Bag è che si possono variare i pesi a piacimento.

Spero che questi pochi e semplici consigli possano tornarvi utili e approfitto dell’occasione per ringraziare Stefano Tealdi che ha gentilmente pubblicato questo articolo sul suo Blog.

Saluti e Buona luce!

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