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Recensione

É possibile scrivere un libro intero sui primi piani? Se ti chiami Peter Hurley e hai impostato tutta la tua carriera su questo sì.

The Headshot è un libro particolare, non proprio per tutti, e adesso vi spiego perché. Nel libro vengono esposti molteplici punti per capire cosa porta un semplice primo piano da foto standard a livello elevato.

Però non immaginatevi un libro molto tecnico.. il capitolo che parla di tecnica (quindi impostazioni di macchina fotografica e luci) è uno solo, e peraltro anche breve, perchè Hurley alla fine adotta sempre gli stessi due o tre stili di illuminazione, quindi non ha molto da parlare a quel riguardo.

Il libro verte più che altro sulla psicologia che sta dietro agli scatti: l’autore cerca di spiegare come tirare fuori il meglio dalla persona che si ha davanti, come tirare fuori la sua personalità, il suo charme, e renderla confidente davanti alla macchina fotografica. Inoltre spiega anche alcuni trucchetti per giungere più rapidamente a tale risultato, ovvero il famoso squinching (un termine che penso si sia inventato Hurley, che è un misto di squint e pinch), che consiste nello strizzare un pochino gli occhi, ma senza esagerare, e poi alcuni consigli sulla postura e come posizionare il volto per far rendere al massimo la mascella.

Per capirci meglio, potete vedere due video che l’autore ha pubblicato su Youtube, in cui spiega proprio questi due argomenti.

Se avete avuto tempo di vedere i due video di esempio vi sarete accorti di quale sia il vero punto negativo di questo fotografo rispetto a tanti altri. Parla un inglese non proprio pulito, e per di più è (a mio parere) molto pieno di sè. E purtroppo questi due aspetti si ripercuotono nel libro. Infatti nel testo sono riportati molti termini che sono complessi da capire, perchè appartengono ad un inglese più parlato che scritto, e quindi bisogna andare su internet a cercare cosa significano, cosa che invece con altri autori non succede per nulla. Ad esempio i libri di Valenzuela (trovate le recensioni di due di questiin questa e questa pagina) sono in un inglese semplice, fruibile da tutti, e veramente pulito dal punto di vista della sintassi e dei termini utilizzati. Hurley inoltre a mio parere (e sottolineo questo è un parere puramente personale) scrive in una maniera tale che sembra non essere molto umile (cosa opposta invece per Valenzuela per rimanere in tema). Diciamo che è un po’ egocentrico, e purtroppo questa caratteristica per me inficia le qualità che altrimentiil libro presenterebbe.

È un vero peccato, perchè di materiale interessante ce n’è, ma purtroppo il comportamento e il linguaggio dell’autore lo impoveriscono un po’. Sarà che ormai mi ero abituato troppo bene con Valenzuela hehehe!

In conclusione pertanto direi che è un libro che può essere veramente interessante, perchè i concetti spiegati sono tutt’altro che banali, e per di più sono veramente pochi i libri scritti da fotografi che più che sul lato tecnico vertano su quello psicologico – comportamentale. Se volete approfondire questo lato della fotografia, ovvero come approcciarvi al cliente che non sa come posare, e come tirare fuori il massimo da lui, penso sia uno dei pochissimi libri in grado di darvi queste informazioni. Non lo consiglio a chi invece vuole approfondire il lato tecnico-fotografico e anche a chi ha difficoltà a leggere inglese non proprio scolastico.

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